Archive Page 2

Il buon uso del mondo. Agire nell’età del rischio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il buon uso del mondo. Agire nell’età del rischio di Salvatore Natoli. Per l’uomo di oggi, che non spera più nella salvezza alla fine dei tempi ma ha davanti a sé un tempo senza fine, navigare in mare aperto sembra ormai diventato l’unico modo di vivere. Ma quale rotta seguire, dopo il tramonto di ogni certezza e il declino della tradizione giudaico-cristiana in Occidente, due segni distintivi della nostra epoca? Al termine di un lungo e originale itinerario di riflessione sulla modernità, Salvatore Natoli analizza le varie forme del fare (il lavoro, innanzitutto, ma anche il consumo, il progresso, il rischio) e il loro rapporto con quello che dovrebbe essere il vero obiettivo di ogni essere umano: un buon uso del mondo. Partendo dalla distinzione aristotelica tra “agire” (dare un senso alle proprie azioni) e “fare” (eseguire un compito), l’autore si chiede quanto, nella nostra frenetica attività quotidiana, siamo “agenti”, soggetti capaci di realizzarsi in ciò che fanno, e quanto invece siamo “agiti”, elementi impersonali di una serie causale e anonima di cui non si vede né l’inizio né la fine. Per essere titolari della propria vita, e quindi davvero liberi, non basta infatti conformarsi a ciò che l’organizzazione sociale richiede, ma occorre istituire un rapporto autentico con il proprio desiderio, con la propria corporeità e con gli altri. Così, nella società delle abilità, della tecnica e del saper fare, si ripropone in tutta la sua urgenza la questione delle virtù, intese come “abilità a esistere”, in grado di darci stabilità e consistenza.”

IL MONDO CHE SI CAMBIA

Il dovere di attendere è un problema
che occorre sviscerare e sopportare
la successione degli eventi ha un ritmo
imperversante da delimitare.

Fare finta di nulla e continuare
come se niente fosse è quanto occorre
convivere con gli altri in bene e in male
vuol dir dimensionare ed aspettare.

Il mondo che si cambia ed arrovella
bisogna con pazienza sopportare
girando all’incontrario se conviene
virando i cambiamenti lentamente.
12 settembre 2018

Perché esco a comprare il latte e torno con un televisore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché esco a comprare il latte e torno con un televisore di Jochen Mai. Alcune delle nostre decisioni sono così folli se guardate in retrospettiva che difficilmente possiamo credere di averle mai prese davvero. Eppure sì, l’abbiamo fatto… I dubbi tormentano: scegliere “di pancia” o “di testa”? Delegare o controllare? Cambiare lavoro o restare? E se le opzioni sono troppe? Jochen Mai ci guida attraverso i risultati più recenti della psicologia cognitiva, dell’economia comportamentale e degli studi sul cervello, per svelarci i meccanismi nascosti che si attivano ogni qual volta prendiamo una decisione. Offre inoltre consigli pratici, presenta diverse tecniche decisionali, fornisce esempi concreti per affrontare le nostre prossime decisioni più consapevolmente. Identificando gli errori di ragionamento più classici in cui cadiamo e i dilemmi in cui ci ritroviamo incastrati di volta in volta, Jochen Mai ci dice come migliorare le nostre capacità decisionali, rendendoci più autonomi, meno influenzabili e più soddisfatti! Cosa influenza le nostre decisioni? Come arriviamo a maturarle? Perché oggi decidiamo una cosa e domani qualcosa di completamente diverso? Cosa distingue gli uomini dalle donne in fatto di decisioni? Cosa guida le nostre scelte in famiglia e con il partner? E al lavoro? E al supermercato? Una sola decisione buona o cattiva può cambiare il corso della nostra vita per sempre. Questa guida completa alla scienza della decisione ci insegnerà a valutare, ponderare, prendere una direzione anziché un’altra, e ci farà aprire gli occhi sulle trappole lungo il percorso che porta a una scelta, senza dovercene così pentire subito dopo.

IL MONDO CHE SI CAMBIA

Il dovere di attendere è un problema
che occorre sviscerare e sopportare
la successione degli eventi ha un ritmo
imperversante da delimitare.

Fare finta di nulla e continuare
come se niente fosse è quanto occorre
convivere con gli altri in bene e in male
vuol dir dimensionare ed aspettare.

Il mondo che si cambia ed arrovella
bisogna con pazienza sopportare
girando all’incontrario se conviene
virando i cambiamenti lentamente.
12 settembre 2018

Io, figlio di mio figlio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io, figlio di mio figlio di Gianluca Nicoletti. “Possibile che non l’hai ancora capito? Anche tu sei un autistico!» La frase detta quasi come un’ovvietà da una giovane neuropsichiatra a Gianluca Nicoletti, padre di Tommy – un ragazzone autistico di vent’anni con una capacità espressiva limitata all’universo di un bimbo di tre -, è di quelle che hanno il potere di cambiare una vita. Anche perché confermata ufficialmente dai risultati di test mirati e dalla successiva diagnosi, clinicamente precisa e inequivocabile: sindrome di Asperger, un disturbo dello spettro dell’autismo associato spesso, come in questo caso, a un alto quoziente intellettivo. Alla luce di tale sconvolgente consapevolezza, tutto assume contorni diversi e muta bruscamente di segno. Il presente, che, vissuto nell’impegno totalizzante di procurare a Tommy la massima felicità possibile e di immaginare un futuro decente per lui quando sarà solo, si arricchisce ora di nuovi significati, perché la scoperta della comune neuro-diversità tra padre e figlio rischiara e rafforza la visceralità di un legame in cui non è più così chiaro chi dei due dà o riceve aiuto.

DECIDERE IL DOMANI
Decidere il domani o il pomeriggio
sfasare le abitudine o stornarle
un pochettino o molto è necessario
nella vita che cambia continuando.

Non prevedere tutto mantenendo
un possibile inoltro proseguente
il proprio dire e fare che continua
il futuro che avanza immantinente.

Le certezze i progressi i cambiamenti
bisogna continuare a congegnare
rimanendo nel meglio del possibile
con gli altri e con le altre persistendo.
11 settembre 2018


Poesie d’autore online

Benvenuti nel nuovo blog di Poesie d'autore redatto da Oretta Dalle Ore, che scrive poesie da mezzo secolo, è in internet dal 1996 ed editrice dal 2003. Oretta ha recitato poesie con successo in Svezia, Iran e Germania.

Scrivete a oretta@oretta.it

Oretta pubblica anche un blog di poesie tradotte in inglese.

Potete anche accedere al vecchio blog.

Buona lettura!

Categorie

Potete ricevere aggiornamenti al sito automaticamente. Inserite il vostro indirizzo email (e si può cancellare in qualsiasi momento).

Segui assieme ad altri 115 follower

Wordpress
Amministra il sito

Poesie Oretta
Poesie scritte da Oretta Dalle Ore
© Copyright 2003 - 2009
Tutti i diritti riservati.