Archivio per febbraio 2018

LA CIVILTÀ DEL RIUSO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non facciamo mai caso che in albergo, al ristorante, al bar, al cinema, dormiamo tra lenzuola e mangiamo in piatti già usati centinaia di volte, ci mettiamo in bocca posate che altri hanno già utilizzato, ci accomodiamo su sedie e poltrone che hanno già sostenuto molti altri corpi. L’appartamento dove viviamo, se non è di nuova costruzione, è già stato abitato da molte altre famiglie. Le città che frequentiamo sono già state utilizzate per centinaia o migliaia di anni. L’intero pianeta è stato ed è usato e condiviso da miliardi di altri esseri umani. Il mercato dell’usato copre solo una piccola parte di questi passaggi di mano. Dono, baratto, condivisione, abbandono, esproprio e saccheggio hanno da sempre un peso molto maggiore di quanto si pensi: l’atteggiamento, i sentimenti e le finalità che accompagnano queste azioni ci svelano la realtà del nostro rapporto con le cose, che è quasi sempre carico di senso e di affetti, ben più delle pulsioni o dei ragionamenti che guidano all’acquisto del ‘nuovo’, dove prevalgono invece sensazioni e scelte imposte dal mercato. Ma il riuso ha potenzialità nascoste che occorre sviluppare: perché le cose che scartiamo ogni giorno sono tantissime e perché il riuso conviene sia a chi cede che a chi acquisisce, riduce il prelievo di materie prime e la produzione di rifiuti, promuove condivisione e commistione di gusti e stili di vita, aumenta l’occupazione. Promuovere il riuso si può fare in breve tempo e con poche risorse.
Cercare il vero falso o il falso vero
nel mondo che si cambia e si sgoverna
diventa una faccenda inevitabile
che occorre valutare e accostumare.

Volere o non voler cambiare idea
nell’oltre stratosferico perverso
diventa una questione di occasioni
cercate capitate imperversanti.

Conservare al possibile il ristagno
che impone meraviglia e godimento
del poco sufficiente che dilaga
portando comprensione e buonumore.
10 febbraio 2018

AMOR PERDUTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Cos’è davvero la Divina Commedia? Non certo un polveroso tomo o una mera reminiscenza scolastica. Il poema immortale di Dante è ben altro: una «strepitosa storia d’amore», piuttosto, un’«esplosione di entusiasmo per Dio» e, soprattutto, il resoconto memorabile del viaggio più estremo e drammatico che un essere umano possa compiere. Un capolavoro che per la sua capacità di comunicare la potenza della fede cristiana e di parlare a ogni generazione, dovrebbe essere lettura indispensabile per noi cittadini spaventati di questo cupo XXI secolo, inghiottiti dal buio interiore della selva oscura in cui tutti, prima o poi, ci troviamo a vagare.
Questa originale “traduzione” dell’Inferno – che qui rivive fedelmente in prosa e con le parole dell’italiano corrente – mostra l’impressionante contemporaneità dei temi e dei personaggi danteschi. Già la condizione iniziale del protagonista non può che stupire. È così moderna, così immediata per noi: l’angoscia, lo smarrimento, la solitudine, il sentirsi “gettati” nel mondo, la paura, la disperazione, il fallimento, il sentirsi braccati. Un’esperienza sbalorditiva in cui riconoscersi: perché il viaggio di Dante non è semplicemente grandiosa immaginazione, ma visione, testimonianza, esperienza.
È un vero e proprio cammino di conversione, e il passo iniziale è costituito precisamente dal guardare in faccia il male. Se la modernità ha solo creduto di capire Dante, e in realtà non l’ha capito affatto, è perché ha creduto di conoscere il cattolicesimo.
Dobbiamo avvicinarci all’Inferno con la stessa curiosità che si avrebbe per un poema riportato alla luce dalle ricerche su una civiltà perduta. Solo così la Commedia, che è anche il racconto della risalita dall’abisso, fino a «rivedere le stelle», saprà rivelarci tutta la meraviglia del suo percorso di salvazione.”

La lettura di Dante era un impegno
che usavo praticare con passione
la Divina Commedia e tutto il resto
leggendo rileggendo almanaccando.

Il ritmo del lavoro mi accompagna
da tantissimi anni e mi sostiene
l’intrapresa con Dante è una risorsa
che continuo a godere e ricordare.

La vita letteraria è una funzione
che occorre riconoscere e smaltire
nei limiti possibili arrancando
con l’aiuto degli altri e delle altre.
14 febbraio 2018

FOUCAULT

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOUCAULT di Manlio Iofrida e Diego Melegari. “Baudelaire […] definisce la modernità con ‘il transitorio, il fuggitivo, il contingente’. Ma, per lui, essere moderno non significa riconoscere e accettare questo movimento perpetuo; al contrario, significa assumere un certo atteggiamento rispetto a questo movimento; e questo atteggiamento deliberato e difficile consiste nel riafferrare qualcosa di eterno che non sta né al di là dell’istante presente, né alle sue spalle, ma in esso. […] Per l’atteggiamento moderno, il grande valore del presente è indissociabile dall’accanimento con cui lo si immagina, con cui lo si immagina diversamente da com’è e lo si trasforma, non per distruggerlo, ma per captarlo in quello che è.”

L’ostentato ben fare che imperversa
mi rende imprecisabile e complessa
scomputante invertente scompigliante
nel dire fare avere promulgare.

Avere novant’anni è un’avventura
che percuote la vita e l’imperversa
rendendo praticabile e trattabile
l’inverso del dovere prospiciente.

L’avvento femminile è una questione
che devo nel possibile sfornare
dal fuoco del passato cucinata
per renderla al possibile gestibile.
6 febbraio 2018


Poesie d’autore online

Benvenuti nel nuovo blog di Poesie d'autore redatto da Oretta Dalle Ore, che scrive poesie da mezzo secolo, è in internet dal 1996 ed editrice dal 2003. Oretta ha recitato poesie con successo in Svezia, Iran e Germania.

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