Cuori allo schermo. Vincere la solitudine dell’uomo digitale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cuori allo schermo. Vincere la solitudine dell’uomo digitale di Marc Augé, Raphaël Bessis. Marc Augé li chiama da sempre non-luoghi, riscontrando in essi un deficit di identità, di relazioni e di storia: sono le stazioni, i porti, i luoghi di confine, i treni e gli aerei. Sono luoghi di passaggio dove gli individui sono costretti a transitare per vari motivi, ma in cui non sono obbligati a tessere rapporti interpersonali. Per il filosofo, tuttavia, oggi il mondo intero è diventato un non-luogo. Di fronte agli schermi di tablet, cellulari e computer il tempo planetario viene percepito in accelerazione e, allo stesso tempo, ridotto a un puro presente che ci condanna all’ostentazione superficiale e all’oblio immediato. In questo presente segnato dalla velocità e dal potere dell’immagine, l’ordine sequenziale delle nostre esistenze risulta frammentato, trasmettendo la sensazione di disorientamento del viaggiatore d’affari, che passa da un albergo all’altro sentendo che la vita vera scorre altrove. Nell’individualismo passivo dedito al consumo di notizie, immagini e oggetti, promosso dalla mondializzazione di internet, il singolo è costretto a cercare da solo il senso della propria esistenza, vivendo, proprio per questo, una solitudine vertiginosa all’interno di una crisi profondamente relazionale e, quindi, sociale. Oggi il web ci dà l’illusione di partecipare in prima persona al dibattito pubblico e di mostrarci agli altri per come siamo, in realtà ci trasforma da esseri fatti di corpo, reciprocità e parole in fantasmi digitali. La rivoluzione indicata in questo libro sprona a non accontentarsi di essere un apatico sguardo sul mondo in immagini: quello sguardo, da passivo che era, deve farsi attivo, diventando amicizia, fraternità, responsabilità e, forse, anche profezia.

Imparare dai libri è un’avventura
che procrastina voglie e contro-voglie
rendendo compartecipi e solerti
nell’oltre accapigliante da sedare.

La vita digitale confusione
irresponsabilmente proclamata
profonde pensamenti malandati
nel fare disfacente che conturba.

Avere novant’anni e continuare
leggendo mal moderno ad evitare
il nuovo che s’inerpica strambando
per riuscire a drizzarlo un pochettino.
13 marzo 2019

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