Archivio per ottobre 2017



MA QUALE PARADISO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Tutti conosciamo qualcuno che è stato alle Maldive. Ma quanti di noi sanno che si tratta di un paese musulmano? E che sono il paese con il più alto numero pro capite di foreign fighters? Alle Maldive tutti conoscono qualcuno che è stato in Siria. Nonostante la pretesa universalità del «califfato», i jihadisti sono molto influenzati dai contesti nazionali. Nella scelta di arruolarsi l’emarginazione economica e sociale spesso ha un ruolo più decisivo della religione. Icona del turismo di lusso, sinonimo di paradiso, le Maldive sono in realtà tra le isole più inospitali del pianeta. La popolazione è concentrata nella capitale, Male, una delle città più sovraffollate al mondo, preda di povertà, criminalità, eroina. Dal turismo arrivano miliardi di dollari, che finiscono a una manciata di imprenditori vicini al governo, che non tollera alcun dissenso. In questo reportage non parlano solo i jihadisti. Parlano i loro fratelli, i loro amici. Che anche se non condividono le loro ragioni, non li contrastano, perché non si sentono parte del mondo contro cui combattono. I jihadisti, alle Maldive, non sono degli squilibrati. Sono i nostri autisti e camerieri.”

Io tratto gentilmente chi fa tutto
per tenermi la casa e cucinare
ed evito di imporre cambiamenti
spiegando le ragioni se succede.

Affidarsi fidarsi confidarsi
rende congrua la vita e la rallegra
col possibile fare scombinare
che succede talvolta di inventare.

Il continuo cambiare avvitamento
che precipita incombe si squaderna
bisogna con pazienza disgregare
per rimanere uguali all’apparenza,
19 ottobre 2017

CINQUE INVITI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Accompagnare un essere umano al limite estremo della vita, essere testimone partecipe ed empatico del momento del trapasso è un’esperienza fondamentale, che cambia radicalmente la visione dell’esistenza e, quindi, il modo di vivere di chi non ha paura di connettersi con gli altri e con il loro dolore.
Dopo essere stato per anni «seduto sul precipizio della morte» allo Zen Hospice di San Francisco di cui è stato cofondatore, nel suo nuovo, attesissimo libro Frank Ostaseski rivolge al lettore «cinque inviti» che scaturiscono, oltre che da numerose vicissitudini personali, talvolta drammatiche, dai racconti di tanti pazienti terminali che, dialogando con lui – maestro di cure compassionevoli -, si sono confrontati da vicino con la morte.
«Non aspettare»: non sprecare il tempo, non rinunciare a vivere ogni momento della vita in maniera consapevole. «Accogli tutto, non respingere nulla»: sii aperto e ricettivo al mondo esterno, con la mente e con il cuore. «Porta nell’esperienza tutto te stesso»: accetta ogni tua parte interiore, sii completo, anche se imperfetto. «Impara a riposare nel pieno dell’attività»: in ogni situazione quotidiana, cerca di ritagliarti momenti di pausa, silenzio, distacco, per poterti incontrare con te stesso. «Coltiva la mente che non sa»: sii curioso e affina la tua capacità di sorprenderti e meravigliarti.
In pagine dense di emozioni e di ricordi, illuminate da citazioni colte e dalla grazia della semplicità, Ostaseski traccia un percorso di consapevolezza,la cui meta finale è quella di farci capire che vita e morte sono inseparabili e acquistano il loro senso una dall’altra, e che ogni morte è qualcosa di unico e di significativo, una preziosa opportunità di saggezza e di guarigione, non solo per chi muore ma anche per coloro che continuano a vivere. Perché «la morte è molto più di un evento medico. È un tempo di crescita, un processo di trasformazione che ci apre alle più profonde dimensioni della nostra umanità. La morte risveglia la presenza, cioè un’intimità con noi stessi e con tutto ciò che è vivo».

La gioia di dipingere e scolpire
di esprimere sé stessi poetando
diventa una fortuna da godere
con quello che succede avanti e indietro.

Informarsi leggendo e consultando
sul tempo trapassato che continua
strapazzando il trascorso cambiamento
per arruolare i nuovi saltabecchi.

Riprendere gli inghippi del presente
per renderli smodati fatiscenti
diventa un’avventura riflettente
il mistero del vivere e morir

MISERIA DELLO SVILUPPO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho scorso: “MISERIA DELLO SVILUPPO” di Piero Bevilacqua. “Ciò che continuiamo a chiamare sviluppo, l’insieme dei processi economici e sociali che nell’ultimo mezzo secolo ha moltiplicato i redditi individuali degli occidentali, elevato il loro benessere materiale, innalzato il loro orizzonte culturale, esteso gli spazi di libertà e rafforzato la loro partecipazione democratica, si è concluso: anzi si è rovesciato nel suo contrario. Oggi il meccanismo spontaneo della crescita non garantisce però benessere materiale ai cittadini. Piero Bevilacqua passa in rassegna le spie rosse che lampeggiano impazzite nella nostra paradossale “civiltà del benessere”. La sua non è la “consueta lamentazione dell’ambientalismo” ma un’indagine su scala mondiale e a vasto spettro di ambiti sociali, alla ricerca di una spiegazione all’inspiegabile: perché nelle società più ricche, come gli Usa e il Giappone, la crescita del reddito monetario degli individui si accompagna a un sensibile aumento della loro privata infelicità, a un perdita sempre più evidente di relazioni sociali, a un impoverimento affettivo dei rapporti umani, al precipitare degli individui in una dimensione di competizione affannosa? Perché il mondo del lavoro richiede ai cittadini una flessibilità che non ha nulla di umano e impedisce una normale pianificazione di vita? Perché nel Terzo Mondo, a fronte dei pochi nuovi ricchissimi, dilaga la miseria e una vera e propria schiavitù di ritorno? Come si spiega la paralisi della politica di fronte a questo panorama dissestato?”

L’amore per mia madre sofferente
sospinse a combinarle un matrimonio
insensato balordo disadatto
per figli in gravidanza da curare.

Son nata schizofrenica e stonata
aiutata salvata e resa lirica
con la cura d’ascolto e psicanalisi
che cerco di diffondere e lanciare.

Lo sviluppo doloso che ci affligge
miserabile e strambo mal sociale
bisogna controbattere e variare
rendendolo gestibile e vitale.
22 settembre 2017


Poesie d’autore online

Benvenuti nel nuovo blog di Poesie d'autore redatto da Oretta Dalle Ore, che scrive poesie da mezzo secolo, è in internet dal 1996 ed editrice dal 2003. Oretta ha recitato poesie con successo in Svezia, Iran e Germania.

Scrivete a oretta@oretta.it

Oretta pubblica anche un blog di poesie tradotte in inglese.

Potete anche accedere al vecchio blog.

Buona lettura!

Categorie

Potete ricevere aggiornamenti al sito automaticamente. Inserite il vostro indirizzo email (e si può cancellare in qualsiasi momento).

Unisciti ad altri 156 follower

Archivio

Wordpress
Amministra il sito

Poesie Oretta
Poesie scritte da Oretta Dalle Ore
© Copyright 2003 - 2009
Tutti i diritti riservati.